20 apr

Cosa c’è da imparare dallo scandalo di Facebook e Cambridge Analytica?

scritto da: Digiworks Notizie

Cosa è successo?

Grazie alle inchieste giornalistiche di colossi dell’editoria quali il The New York Times e il The Guardian è emersa un’importante violazione della privacy e dei dati personali di oltre 87 milioni di utenti di Facebook. Il principale Paese colpito, ovviamente, sono gli U.S.A, seguiti da Regno Unito, Canada, India, Brasile, Messico, Vietnam, Filippine, Indonesia e Australia.

Come è potuto avvenire tutto ciò?

Qualche anno fa spopolò sul web l’app Thisisyourdigitallife che, presentandosi come un simpatico quiz, faceva incetta di informazioni personali degli utenti tramite Facebook-login, monitorandone anche la rete sociale, i commenti e le interazioni sul social.

I danni in Italia

In Italia sono solo 57 gli utenti vittime del datagate di Facebook. A questa cifra contenuta, però, ci sono da aggiungere tutti i profili degli amici di ciascuno di quei 57 utenti che avrebbero installato l’applicazione incriminata. Ecco che allora il danno per l’Italia ammonta ad un totale di 214.134 profili compromessi e svenduti.

Di chi è la colpa?

Un pochino la colpa è anche degli utenti: l’app richiedeva l’accesso esplicito ai dati personali forniti volontariamente su Facebook, incluse le info dei contatti presenti nella rete delle amicizie. L’utente però, pur di accedere al gioco-quiz, forniva il proprio consenso senza evidentemente prendersi la briga di leggere l’informativa per il trattamento dei dati raccolti.
Al netto del futuro sviluppo della vicenda e delle implicazioni giudiziarie legate all’utilizzo dei dati raccolti per influenzare l’esito delle elezioni politiche, un’importante riflessione è d’obbligo all’indomani dell’imminente entrata in vigore del GDPR in Europa.
Sebbene la normativa cerchi di tutelare maggiormente il cittadino d’Europa e del web, dobbiamo essere noi i primi a compiere le azioni minime necessarie a proteggere i nostri dati personali, la nostra libertà e identità digitale. Ciascuno di noi è infatti tenuto a visionare e leggere attentamente le informative per il trattamento dei dati.
Fortunatamente il nuovo regolamento europeo ci viene in soccorso in questo compito noioso: è esplicitato nell’art.7 che la richiesta di consenso debba essere presentata “in forma comprensibile e facilmente accessibile, utilizzando un linguaggio semplice e chiaro”, rispettando i principi di liceità, correttezza e trasparenza.
In questi giorni nessuno vorrebbe trovarsi nei panni di Zuckerberg chiamato a rispondere dell’accaduto davanti al Congresso americano. Noi di Digiworks non auguriamo nulla del genere ai nostri clienti perciò chiamaci subito per verificare lo status delle tue informative ed essere pronto in tempo per il 25 maggio.

OK, non voglio finire come Zuckerberg!

 

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